Canzonissima è tornata su Rai 1 dopo decenni, ma la magia sembra smorzata. La prima puntata ha tradito le aspettative: invece di un’esplosione di musica e ritmo, si è vista una lunga serie di discorsi che rallentano il passo. Milly Carlucci, impeccabile nel ruolo di conduttrice, non riesce a scuotere un format che appare lento e appesantito. Il canto fatica a emergere, il pubblico resta in attesa, mentre i tempi morti si accumulano. Un ritorno atteso, sì, ma che ancora deve trovare il suo vero ritmo.
In questa nuova edizione del 2026, Canzonissima sembra puntare più sulle parole che sulle esibizioni. Ogni canzone è preceduta da lunghe introduzioni, spiegazioni e commenti che allungano i tempi. Gli ospiti non salgono solo per cantare, ma soprattutto per raccontare, condividere aneddoti e dialogare con la conduttrice e tra loro. Così la musica diventa quasi una pausa tra tante chiacchiere. Il risultato? Il canto fatica a imporsi come protagonista dello show, rischiando di finire in secondo piano.
Il programma appare molto verboso, con momenti che rallentano la serata. Anche quando si canta, l’energia fatica a salire. Pochi minuti dopo si torna al dialogo, frammentando l’attenzione dello spettatore. Insomma, sembra più uno spazio per storie e curiosità degli ospiti che per la vitalità delle canzoni.
Il ritmo è tutto in un varietà musicale: bisogna alternare esibizioni dal vivo e momenti di intrattenimento senza perdere il pubblico. Su questo Canzonissima inciampa spesso. La prima puntata ha mostrato un bilanciamento a singhiozzo: si passa da momenti interessanti sul piano musicale a lunghe digressioni che abbassano la tensione. Il paragone con i varietà degli anni Novanta mette in luce l’assenza di quella leggerezza e ironia che allora animavano le serate, nonostante i tempi morti.
Le tante interviste e i commenti lunghi creano un peso che spezza il ritmo dello spettacolo. Il rischio è trascinare la serata senza mai arrivare a un momento di vero coinvolgimento che tenga incollato il pubblico. Con tanti ospiti e richieste di spazio, si perde la possibilità di costruire una linea chiara e coerente per tutta la serata.
La vera protagonista, la canzone italiana, soffre sotto questo peso. Gli artisti, tutti di alto livello, si trovano spesso stretti tra la voglia di cantare e la necessità di rispondere a domande, diluendo così l’effetto dello spettacolo.
Un aspetto critico di questa edizione 2026 è la scelta di eliminare ogni tipo di competizione o classifica finale. Milly Carlucci aveva spiegato in conferenza stampa che non si tratta di un concorso, ma di un programma che vuole valorizzare la canzone come patrimonio culturale da riscoprire. Sul piano culturale è una scelta rispettabile, ma dal punto di vista televisivo produce l’effetto opposto.
Senza una posta in gioco visibile, senza momenti di tensione tipici di una gara, cala l’interesse emotivo del pubblico. Senza verdetti o fasi decisive da aspettare, la narrazione perde forza e non crea suspense. Lo spettatore assiste a una serie di esibizioni curate, ma che scorrono senza sorprese.
Così manca la dinamica tipica dei talent show o dei varietà con gara, che rendono le serate più avvincenti. Questo, insieme ai troppi dialoghi, allontana chi cercava uno spettacolo più snello e concentrato sulla musica.
La prima puntata, andata in onda di sabato sera, ha attirato subito un pubblico curioso. I dati parlano di circa 3,9 milioni di spettatori con uno share intorno al 22% nella prima ora, un buon segnale per un titolo storico assente da tempo. Ma con il passare delle ore, fino all’una di notte, il calo è stato evidente.
Gli spettatori sono scesi a circa 2,5 milioni, pur mantenendo una quota simile. Nel frattempo, su Canale 5 “Amici di Maria De Filippi” ha tenuto una media superiore, con 3,3 milioni e uno share del 23,8%. Pur con una differenza contenuta rispetto all’anno scorso, il talent di Mediaset ha vinto la sfida del sabato sera.
Va detto che Rai 1 ha investito molto per riportare in vita un marchio storico come Canzonissima, coinvolgendo artisti noti e amati. Nomi come Elio, Irene Grandi, Elettra Lamborghini e Fabrizio Moro si sono alternati sul palco con interpretazioni di alto livello. Ma la gestione del format ha limitato l’effetto delle esibizioni, suscitando reazioni tiepide tra il pubblico.
Il calo di quasi un milione e mezzo di spettatori nel corso della serata è un segnale da non sottovalutare. Non è una bocciatura netta, ma indica una difficoltà da affrontare se si vuole tenere e allargare il pubblico. Il ritmo lento e la troppa parola spingono via chi si era fermato per curiosità.
Rai 1 e la produzione hanno qualche settimana per rivedere la formula e limare i tempi. La materia prima è ottima: la canzone italiana del Novecento è un patrimonio ricchissimo, con storie e melodie capaci di emozionare chiunque. La speranza è che lo show torni a dare più spazio alla musica e alle esibizioni, snellendo i tempi e trovando un equilibrio migliore tra parola e canto.
Altrimenti Canzonissima rischia di restare solo un’occasione storica sulla carta, senza riuscire a trasformarsi in uno spettacolo capace di coinvolgere davvero il pubblico di oggi. Il peso del passato è un patrimonio da custodire, ma la sfida resta quella di farlo vivere, ogni sabato sera.
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