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Pechino Express 2024: Albiceleste eliminate in semifinale, le DJ trionfano e decidono la sfida finale

Pechino Express 2024 ha appena perso una delle sue squadre più discrete ma tenaci. Le sorelle Albiceleste, Candelaria e Camila Solórzano, argentine riservate, sono state eliminate in semifinale, a un passo dalla finale. Per otto puntate, sono rimaste quasi invisibili, senza mai alzare troppo la voce o scatenare polemiche. Ma proprio quando sembravano pronte a ingranare, il loro viaggio è finito in Giappone, lasciando dietro di sé un alone di curiosità più che di clamore. Una storia diversa, quella delle concorrenti silenziose, che resistono senza fare troppo rumore.

Dal cuore del Giappone uno spettacolo tra tradizione e assurdo

La semifinale ha portato la gara dal cuore dell’Asia, ma non ha tolto fascino al viaggio. Da Tokyo a Nara, per 627 chilometri, sono passati luoghi iconici e pieni di atmosfera: il caos di Shibuya Crossing, la commovente statua di Hachiko, il mercato di Tsukiji con profumi forti e sapori decisi, la spiaggia di Odaiba e il parco di Nara, con i suoi cervi sacri che si muovono liberi. Il Giappone si è mostrato in tutta la sua complessità: dalla severità delle tradizioni alle prove surreali, quasi da Takeshi’s Castle, fino alla gentilezza e alla rigida cortesia dei suoi abitanti.

La prima sfida ha visto le coppie scambiarsi biglietti da visita nel caos di Shibuya Crossing, puntando a raggiungere il giornalista Guido Meda alla statua di Hachiko. L’ultima squadra a arrivare ha dovuto portarsi dietro Meda e la sua “Bandiera Asciugona” per tutta la tappa, un peso che si è rivelato difficile da sopportare, soprattutto per i Veloci, rallentati nei momenti successivi.

Al mercato di Tsukiji la prova culinaria ha messo alla prova i concorrenti, costringendoli a preparare sushi perfetti o a ingoiare pietanze esotiche e sgradevoli come occhi di tonno, intestino di calamaro e fagioli fermentati, che hanno mandato in crisi più di uno. I Veloci, caduti in questa sfida, hanno mostrato tutto il loro disagio. La gara ha avuto anche momenti di ilarità con “Mai Dire Pechino”, dove prove bizzarre come camminare con una banana tra le natiche, infilare una mela in testa con un collant o lanciare insetti in bocca agli avversari hanno regalato sorrisi. Qui le Albiceleste si sono distinte, vincendo una delle prove più strambe.

La prova di poesia ha portato le coppie a imparare haiku da recitare davanti a Costantino della Gherardesca sul treno proiettile verso Hamamatsu. I Raccomandati però hanno sbagliato clamorosamente, confondendo versi e citando frasi assurde, come il celebre “Semo der gatto” di Chanel Totti. Un momento surreale in una prova altrimenti seria, che ha però strappato qualche sorriso ai giudici.

### Tensione e scontri nella sfida decisiva tra Albiceleste e Raccomandati

Il secondo giorno si è acceso con un momento inaspettato: la Rage Room, dove le coppie hanno potuto sfogare la tensione rompendo tutto quello che trovavano. Qui Albiceleste e Raccomandati sono arrivati quasi alle mani per una passante, elemento chiave per la tappa successiva.

A Nara, ogni squadra ha dovuto interagire con i cervi sacri, scattando foto usando biscotti come esca. Le DJ sono state le prime a firmare il Libro Rosso a Nagoya, guadagnando punti, mentre i Veloci hanno perso posizioni a causa della penalità della Bandiera Asciugona.

Alla sera, davanti alla suggestiva residenza imperiale Suzakumon, le DJ hanno avuto il potere di eliminare una coppia e hanno deciso di mandare a casa le Albiceleste, salvando così i Veloci. Non è stata una scelta tattica per indebolire la concorrenza, ma piuttosto un atto di coerenza: via la squadra meno performante, senza drammi, aprendo la strada alla finale. Forse non la mossa più furba, visto il potenziale delle sorelle argentine, ma sicuramente la più limpida.

Le pagelle della semifinale: conferme, sorprese e qualche sorriso

Il verdetto ha fotografato bene gli equilibri. Le DJ, Jo Squillo e Michelle Masullo, si sono confermate dominatrici silenziose. Sempre sorridenti e precise, hanno gestito la tappa e la leadership con mano ferma, senza strafare. La loro scelta più discussa resta il salvataggio dei Veloci, lasciando fuori due ex atlete olimpiche meno incisive. Sarà fair play o un azzardo? Lo scopriremo nella finale del 14 maggio.

I Raccomandati, Chanel Totti e Filippo Laurino, sono stati la rivelazione comica della stagione. Chanel, giovanissima, ha dominato la scena affrontando prove assurde con leggerezza, nonostante difficoltà come il cosplay da samurai o una notte senza servizi. Filippo ha regalato momenti esilaranti, come la scena dei pantaloni a vita bassa. Hanno sbagliato qualche prova, ma si sono ripresi e hanno chiuso secondi, confermandosi seri candidati alla vittoria.

I Veloci, Fiona May e Patrick Stevens, hanno incontrato un ostacolo nuovo: la Bandiera Asciugona e l’ingombrante presenza di Guido Meda. Hanno mostrato però un lato più umano e adattabile, smorzando l’esibizionismo iniziale. Tra prove dure e aneddoti sul mondiale di slittino, hanno tenuto la posizione e, grazie al salvataggio delle DJ, sono ancora in corsa per la finale.

Le Albiceleste restano l’enigma di questa edizione. Arrivate senza grande impatto e senza momenti memorabili, hanno litigato con i Raccomandati in un confronto più da tentativo di emergere che da vera sfida. La loro confusione culturale — scambiare la statua di Gundam per la Statua della Libertà — è stata forse la metafora di un percorso passivo e senza direzione. Hanno pagato il prezzo della loro inerzia, uscendo con merito ma senza lasciare un segno.

Guido Meda, l’inviato che ha portato umanità e leggerezza

Guido Meda è stato uno dei momenti più brillanti della puntata, la vera sorpresa fuori concorso. Volto noto del motomondiale, ha introdotto la Bandiera Asciugona come penalità, coinvolgendo i concorrenti in dieci minuti di pura empatia. Il racconto dei suoi esordi sul campo slittino nel 1997, senza alcuna preparazione, è stato il nucleo più genuino e coinvolgente della trasmissione.

Con ironia e semplicità, Meda ha giocato con i bambini giapponesi, suonando il pianoforte e disegnando, regalando un momento di simpatia raro in una gara spietata. Il suo equilibrio tra serietà e leggerezza ha dato valore anche a chi sta dietro le quinte del reality.

La Gialappa’s Band: tra aspettative e difficoltà di inserto comico

La Gialappa’s Band, celebre per le sue critiche taglienti, in questa semifinale ha deluso un po’ le attese. Pur impegnandosi a commentare i momenti più assurdi con sketch durante “Mai Dire Pechino”, il risultato è stato modesto, senza battute particolarmente brillanti. Il problema principale è stato il poco coinvolgimento con i concorrenti: per prenderli in giro davvero serve conoscerli, ma i Gialappi si sono ritrovati spettatori più che critici.

Le prove troppo brevi e concentrate hanno limitato lo spazio per la comicità, trasformando il tutto in un inserto più che in uno show vero e proprio. L’eredità di “Mai Dire Banzai” e “Mai Dire Pechino” sembra difficile da ricostruire in pochi minuti, lasciando il pubblico un po’ insoddisfatto.

Costantino della Gherardesca, il conduttore che tiene insieme tutto

Costantino della Gherardesca ha guidato la semifinale con mestiere e tatto. Ha fatto il professore severo durante la prova degli haiku, ma ha mantenuto un tono pacato e rispettoso nel celebrare le Albiceleste, nonostante l’eliminazione. Ha saputo equilibrare tensione e leggerezza, dimostrando ancora una volta la sua esperienza.

Il suo legame con il programma si sente in ogni momento: è lui il filo rosso che accompagna lo show da anni, dando continuità e credibilità anche nelle puntate più complicate, come questa semifinale piena di sorprese e colpi di scena.

Redazione

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