«Taranto non si dimentica mai», ha detto Mariella Nava, con quella voce che racconta storie di vita e di lotta. L’ultima volta che è stata ospite a Chiamami Radio2, non si è limitata a parlare di musica. Ha tracciato una linea sottile e intensa, che parte dagli anni ’80 nella sua città natale, e arriva dritta ai teatri italiani del 2024. Qui, la sua arte si fa veicolo di temi sociali forti, intrecciando memoria, scelte personali e un impegno civile che si fa sentire. È un viaggio che attraversa emozioni, ricordi e battaglie, tutto racchiuso in un racconto che continua a sorprendere.
Era il 1985 quando una ragazza di Taranto, appena diciottenne, scriveva canzoni nella sua cameretta senza immaginare dove quel talento l’avrebbe portata. Mariella Nava aveva composto un brano di notte, che però finì chiuso in un cassetto: sentiva di non essere ancora pronta a farlo ascoltare. Poi arrivò quel gesto spontaneo, quasi ingenuo: spedire una cassetta con una sua canzone e una lettera a Gianni Morandi, sperando in una chance. La risposta non tardò ad arrivare. Fu la madre a rispondere al telefono quando Morandi chiamò a casa, e quella voce dall’altra parte del filo cambiò per sempre la vita di Mariella. Quella telefonata la costrinse a fare un salto nel vuoto, a trasformare il sogno in impegno concreto. Da lì in poi la timidezza lasciò il posto a una determinazione fatta di talento e dedizione.
La carriera di Mariella Nava non si è mai fermata alla ricerca del successo o degli applausi facili. Nel tempo, ha saputo trasformare la sua sensibilità in uno strumento per raccontare la realtà più dura. Il teatro è diventato un mezzo per affrontare temi delicati e necessari. Un esempio chiaro è “Figlio, non sei più Giglio”, uno spettacolo scritto da Stefania Porrino e portato in scena con Daniela Poggi, che racconta il femminicidio da una prospettiva inedita: quella della madre dell’assassino. Sul palco si racconta tutta la tragedia di un doppio tradimento, quello di una donna e madre che deve fare i conti con un figlio colpevole di un crimine atroce. Le repliche previste a Bibbiena e Forlì mostrano uno specchio crudo e diretto delle realtà sociali di oggi. Mariella non nasconde la sua voglia di indagare il dolore collettivo partendo da storie individuali, un modo di fare arte che rompe il confine tra spettacolo e impegno civile.
Il legame di Mariella Nava con la tradizione della canzone italiana emerge anche nelle sue parole sulle influenze più profonde. Tra tutte, c’è “Poster” di Claudio Baglioni, che occupa un posto speciale nel suo cuore artistico. Quel brano, con la sua storia di solitudini e attese in una stazione, parla di periferie e sogni infranti, temi che hanno sempre affascinato e ispirato Nava. Questo legame con il passato si proietta naturalmente verso il futuro: Mariella sogna una collaborazione con Giorgia, una delle voci più importanti della musica italiana di oggi. L’idea di un incontro tra le sue melodie complesse e l’interpretazione unica di Giorgia apre scenari interessanti per la musica italiana che verrà. Per lei, scrivere canzoni è un continuo dialogo tra storia personale e collettiva, un ponte che unisce il vissuto di ieri alle nuove voci di oggi.
Il cammino di Mariella Nava resta un esempio raro di artista capace di legare la musica alla realtà sociale, di raccontare la propria arte come un racconto vero, radicato nel passato ma proiettato al futuro, con uno sguardo sempre attento alle ferite e alle speranze di tutti noi.
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