Windscribe, noto provider di VPN, ha appena rilasciato uno script gratuito che promette di mettere un freno al Global Device Identifier di Windows. Questo codice, open source e accessibile a tutti, blocca un sistema interno del sistema operativo Microsoft che traccia gli utenti in modo molto più invasivo del solito. In un’epoca in cui ogni clic lascia una scia digitale, deGDID si presenta come un’arma semplice ma potente per chi vuole proteggere la propria privacy senza spendere un centesimo. Il GDID, scoperto solo di recente, supera di gran lunga le normali modalità di identificazione del dispositivo, aprendo nuove sfide per la tutela dei dati personali.
Il Global Device Identifier è una nuova forma di tracciamento presente in Windows 10 e 11. A differenza dei soliti cookie o degli identificatori legati agli account utente, il GDID è un codice unico e permanente legato all’hardware del computer. Viene generato direttamente dal dispositivo e pochi elementi ne regolano il funzionamento, rendendolo difficile da modificare o cancellare.
Questo sistema consente a Microsoft e ai programmi installati di associare attività online, preferenze e altre informazioni al singolo dispositivo, indipendentemente dall’utente che si collega. Rispetto a identificatori più noti, come l’ID pubblicitario, il GDID è più invasivo e pervasivo. Gli utenti attenti alla privacy hanno iniziato a lanciare l’allarme, soprattutto perché questa informazione non è controllabile o disattivabile tramite le normali impostazioni di Windows.
Lo script deGDID di Windscribe interviene direttamente sui parametri di sistema dove viene gestito il Global Device Identifier. Attraverso una serie di comandi specifici, il tool blocca le chiamate del sistema a questo identificatore, impedendo che venga usato per il tracciamento.
Il codice è pensato per essere semplice da usare anche per chi non è esperto. Basta lanciarlo con i permessi di amministratore e deGDID si occupa di modificare le chiavi di registro e altri parametri legati al GDID. È un piccolo script leggero, facile da eseguire e, essendo open source, chiunque può verificarne il funzionamento o adattarlo alle proprie esigenze.
Al momento, deGDID supporta le versioni più recenti di Windows 10 e 11, dove il tracciamento è attivo. Gli sviluppatori assicurano che bloccare il GDID non compromette la stabilità del sistema o di altre funzioni, ma è sempre consigliato fare un backup o un punto di ripristino prima di ogni modifica importante.
La diffusione di deGDID ha subito attirato l’attenzione di esperti di tecnologia e privacy. Non è passata inosservata la scelta di un’azienda VPN di impegnarsi concretamente per bloccare un sistema di tracciamento integrato in Windows. Molti utenti, soprattutto quelli più sensibili alla tutela dei dati, hanno accolto con favore lo script, apprezzandone la semplicità e il fatto che sia gratuito.
Non mancano però i dibattiti sul futuro del GDID. Microsoft non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’esistenza o sull’uso di questo identificatore, mentre alcuni esperti sottolineano come strumenti come deGDID evidenzino la necessità di mantenere alta la guardia sui sistemi operativi proprietari. La diffusione di questo script potrebbe spingere altre realtà a sviluppare contromisure simili o addirittura indurre Microsoft a rivedere le sue strategie di tracciamento.
Dal punto di vista tecnico, usare deGDID è un piccolo passo avanti per proteggersi dalle impronte hardware digitali, tra i metodi di tracciamento più difficili da evitare per l’utente medio. La possibilità di bloccare questo meccanismo senza costi o complicazioni è una novità importante per chi vuole usare Windows in modo più consapevole e sicuro.
Chi ha un PC con Windows 10 o 11 può scaricare lo script deGDID dal repository di Windscribe. Non servono conoscenze tecniche avanzate, ma un po’ di attenzione è richiesta durante l’esecuzione, soprattutto perché si vanno a modificare impostazioni di sistema.
Il procedimento è semplice: si scarica il file, si leggono le istruzioni e si avvia lo script con i privilegi di amministratore. In pochi minuti il Global Device Identifier viene disattivato e il sistema smette di comunicare quella specifica traccia hardware. Il tool non modifica altri aspetti di Windows, ma si concentra solo sul blocco del GDID.
Conviene sempre creare un punto di ripristino prima di procedere, così da poter tornare indietro in caso di problemi, anche se finora non sono stati segnalati malfunzionamenti legati a deGDID. Chi vuole può fare test prima e dopo l’installazione per verificare che il tracker sia davvero disabilitato.
Gli esperti di sicurezza consigliano di usare deGDID insieme ad altre misure per proteggere la privacy, come firewall, VPN affidabili e una gestione attenta delle autorizzazioni delle app. In ogni caso, avere uno script semplice e pubblico come questo è una buona occasione per chi vuole tutelare davvero la propria riservatezza su Windows.
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