Viale Mazzini è in subbuglio da settimane. La squadra di Report ha avuto un incontro con Paolo Corsini, il direttore della Direzione Approfondimento Rai, per parlare del futuro del programma. Ma da quella riunione non è uscito nulla di ufficiale. I giornalisti di Report non lasciano spazio a dubbi: senza Sigfrido Ranucci, niente nuova stagione. La Rai, però, vuole cambiare rotta. Ha scelto di escludere il conduttore storico, puntando su Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti. Una mossa che il gruppo contesta con forza. La tensione sale, e con l’esordio previsto per l’8 novembre 2026, senza un’intesa la stagione rischia di saltare o di arrivare profondamente rimaneggiata.
Report senza Ranucci? Il fronte dei giornalisti fa muro
Dietro le quinte di questa crisi, la squadra di Report ha mandato un messaggio chiaro alle alte sfere: il programma può andare avanti solo con Ranucci alla guida. I cronisti sostengono che l’allontanamento non abbia motivazioni editoriali, ma sia dettato da logiche politiche. E non solo non accettano Piervincenzi e Presutti, ma sottolineano anche che i due non hanno partecipato all’incontro con Corsini, segno evidente di una distanza difficile da colmare.
Come alternativa, il collettivo propone di affidare la conduzione a qualcuno che già conosca il programma dall’interno, una soluzione già sperimentata con successo nel passato, quando la guida passò da Milena Gabanelli senza strappi. Questa opzione sembra la più accettabile per il gruppo e potrebbe rappresentare un punto di incontro per evitare che la situazione degeneri.
Rai al bivio: trattative in corso e possibili scenari
Dall’altra parte, Corsini e i vertici Rai cercano di districarsi in una situazione complicata. Il dialogo con la squadra di Report è fondamentale per trovare una soluzione che permetta di rispettare la data dell’8 novembre. Il ritorno di Ranucci, però, appare molto difficile da realizzare, anche se resta la prima ipotesi sul tavolo.
Se non si trova un accordo, si punterà probabilmente su una figura interna, magari uno dei giornalisti già parte della redazione, per affiancare o sostituire i nuovi conduttori. L’obiettivo è evitare una fuga di massa, che sarebbe un duro colpo per un programma così importante nel palinsesto di Rai3.
L’ultima spiaggia è il rinvio a gennaio 2027, con un restyling completo del format. Un’opzione che nessuno vuole, ma che l’azienda si tiene pronta per non rischiare di perdere del tutto la trasmissione. Ogni passo falso, però, rischia di alimentare tensioni e polemiche.
Il lavoro della redazione non si ferma, ma il nodo resta la conduzione
Nonostante il clima teso, la redazione di Report continua a lavorare sulle nuove inchieste, quasi pronte per la prossima stagione. L’obiettivo è rispettare la tabella di marcia e partire a novembre con contenuti di qualità. Ma senza un’intesa sulla conduzione, si dovrà rimodulare tutto: il palinsesto, la struttura del programma, forse anche la data di inizio.
Il malumore del gruppo è un campanello d’allarme per l’azienda, che sa quanto la forza di Report dipenda dalla compattezza del suo team. Chi segue la vicenda è consapevole che le prossime settimane saranno decisive per il futuro del programma d’inchiesta più seguito di Rai3.
Piervincenzi e Presutti nel mirino: una scelta che divide
Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti, indicati come nuovi conduttori, si trovano al centro di una polemica che va oltre le loro capacità professionali. Il fatto che non abbiano preso parte all’incontro con Corsini è un segnale forte: il gruppo storico preferirebbe una guida interna piuttosto che affidare il programma a due volti esterni.
Per Viale Mazzini è una scelta difficile: puntare su nomi esterni, rischiando di snaturare Report, o cercare una soluzione condivisa che salvaguardi l’identità del programma. La posizione dei giornalisti è ferma e condiziona le mosse dell’azienda.
Gli sviluppi sui conduttori saranno cruciali. Se la Rai dovesse ascoltare le richieste del gruppo, la stagione potrebbe partire senza intoppi. Altrimenti, la crisi potrebbe protrarsi, mettendo a rischio non solo il lancio ma anche l’immagine stessa della tv pubblica.
