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Prime Video conquista l’Italia con la seconda stagione di RIP: il roast che fa il botto

Una risata amara, senza filtri. È questo il segnale che torna a farsi sentire in Italia, con Prime Video che rilancia Roast in Peace alla sua seconda stagione. Dopo un debutto che non aveva convinto del tutto, la piattaforma riprova a far ridere pungendo, mettendo sotto i riflettori personaggi famosi, bersagli di battute dirette e taglienti. Non si tratta solo di imitare il roast americano, ma di trovare un equilibrio delicato: l’irriverenza che provoca, ma anche una sensibilità calibrata per il pubblico italiano. Quest’anno, la scelta dei volti da “arrostire” e dei comici che li sfidano sembra più attenta, quasi a volere tracciare una strada nuova per la satira nel nostro Paese. Una strada che avanza, certo, ma con la prudenza necessaria a non oltrepassare certi confini culturali ancora molto sentiti.

Roast: da cosa nasce questa tradizione e come cambia in Italia

Il roast, cioè l’arte di prendere in giro pubblicamente qualcuno con battute taglienti e provocatorie, nasce negli Stati Uniti a fine anni Quaranta. Il primo evento ufficiale si fa risalire al 1949, con il disco e attore Maurice Chevalier protagonista. Nel tempo, il roast è diventato un appuntamento fisso, prima nei locali poi in tv. La caratteristica principale del roast americano è la libertà totale: non si risparmia nessuno, si può scherzare su qualsiasi tema, anche i più delicati, e chi viene preso di mira deve accettare tutto senza fiatare. Questa tradizione, molto radicata oltreoceano, è difficile da replicare altrove proprio per la sua crudezza e il rischio di urtare.

In Italia, invece, la satira ha sempre avuto un tono più soft, preferendo monologhi leggeri o parodie più innocue, parlando di argomenti quotidiani senza entrare troppo nel personale. Il roast, invece, richiede coraggio e ironia tagliente, e fino a oggi ha fatto fatica a trovare spazio in tv e a conquistare un pubblico abituato a un approccio più gentile e meno divisivo. Nonostante questo, oggi più che mai si sente il bisogno di una satira senza filtri e censure.

La prima stagione di Roast in Peace: un esperimento fuori dal coro

Prime Video ha provato a lanciare Roast in Peace già nel 2025, con una prima stagione che ha portato una ventata di novità nel panorama italiano. Però, nonostante comici validi e personaggi noti, la risposta è stata tiepida. Le battute spesso suonavano edulcorate, con un freno che ha tolto quella sferzata tipica del roast americano. La varietà di stili comici, alcuni poco affilati, ha reso il risultato meno incisivo. Anche in studio, pubblico e protagonisti hanno mostrato una certa timidezza nel gestire la tensione provocatoria del format.

TvBlog ha sottolineato la necessità di rendere lo show più satirico, con battute più coraggiose e una selezione più attenta dei comici. Senza un taglio deciso, il roast rischiava di diventare una parodia svuotata, incapace di far ridere e far riflettere insieme.

Roast in Peace 2: un cast studiato per alzare l’asticella

Il ritorno di Roast in Peace su Prime Video nel 2026 segna un netto salto di qualità. Il cambiamento più evidente riguarda la scelta sia delle “vittime” sia degli arrostitori. Tra i personaggi presi di mira ci sono nomi trasversali come Fedez, Alessandro Borghese, Simona Ventura e Asia Argento, figure provenienti da settori diversi come spettacolo e cucina. Questa selezione punta a creare un mix più ricco e coinvolgente, capace di attirare un pubblico variegato.

Sul fronte dei comici, si è puntato solo su chi ha esperienza consolidata nella satira tagliente: Stefano Rapone, Max Angioni, Martina Catuzzi ed Eleazaro Rossi. Sono stati esclusi gli umoristi più tradizionali, ottenendo così un risultato più affilato e completo. Il gioco ha funzionato: le battute sono più pungenti e capaci di affrontare temi delicati con un cinismo calibrato ma senza giri di parole.

Martina Catuzzi si è distinta come simbolo di questo cambio di passo, portando una dialettica agguerrita che ha alzato il livello dello scambio di battute. Max Angioni ha dato ulteriore spinta a questo approccio senza timori. Stefano Rapone ed Eleazaro Rossi, più contenuti nella prima stagione, hanno potuto finalmente esprimersi davanti a nomi di peso come Simona Ventura e Fedez, scatenando reazioni sincere e spesso divertite.

Da un approccio timido a una satira più coraggiosa: la scommessa di Prime Video

Con questa seconda stagione, Prime Video ha dimostrato di voler prendersi sul serio la satira. Non è più un esperimento cautelativo, ma uno show che punta a rispettare la tradizione del roast come forma d’arte e confronto intellettuale. La conduzione affidata a Michela Giraud ha contribuito a creare un clima più rilassato e spontaneo. La comica ha superato la freddezza delle telecamere, trasformando il programma in un vero spettacolo dal vivo, capace di coinvolgere il pubblico.

Il passo avanti rispetto alla prima stagione è chiaro: si sente la voglia di lasciare dietro paure e autocensure, avvicinando il roast italiano a quello americano senza perdere la propria identità. La satira libera, con tutti i suoi rischi, sta conquistando spazio anche nel panorama televisivo italiano, soprattutto sulle piattaforme di streaming. È un segnale importante, che potrebbe aprire la strada a forme di comicità più audaci e meno prevedibili nel futuro.

Redazione

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