Epic Games vince la causa contro Google, quali erano le accuse?

Epic Games vince la causa contro Google: la società di Fortnite aveva accusato il colosso americano di monopolio

Lunedì 11 dicembre una giuria federale di San Francisco ha stabilito che Google ha violato le leggi statunitensi sulla libera concorrenza a danno di Epic Games, azienda produttrice di videogiochi conosciuta soprattutto per Fortnite.

Il processo di Epic Games contro Google è iniziato il mese scorso ed è stato molto seguito per via delle conseguenze che potrebbe avere sulle regole con cui migliaia di aziende guadagnano attraverso Android, il sistema operativo per gli smartphone di Google.

Le accuse di Epic Games verso Google

Epic Games accusa Google di avere violato le leggi statunitensi sulla libera concorrenza, esercitando di fatto un monopolio nel settore della distribuzione delle applicazioni sugli smartphone e dei pagamenti che si possono fare al loro interno.

Fortnite
Foto | Epic Games https://store.epicgames.com/ – Zak-site.com

In precedenza Epic aveva fatto causa ad Apple con motivazioni simili, ma senza ottenere ciò che chiedeva in tribunale.

Il nuovo processo potrebbe avere conseguenze importanti per Apple e Google, che con i loro store online (App Store e Google Play) controllano buona parte di ciò che può essere installato sugli smartphone.

Chi scarica Fortnite sul cellulare può giocare gratuitamente, ma anche la possibilità di acquistare oggetti virtuali e altri servizi da utilizzare nelle partite attraverso una sorta di valuta interna, i V-bucks, che può essere ottenuta effettuando un pagamento con valuta reale, attraverso una carta di credito.

Fino all’estate del 2020 se il videogioco era stato scaricato da App Store o Google Play, il pagamento comportava una commissione che veniva trattenuta da Apple o Google come gestori della transazione.

Circa tre anni fa Epic decise che quella commissione, che spesso arrivava al 30 per cento, non fosse equa e sviluppò un sistema per aggirarla e Apple e Google non la presero bene ed eliminarono Fortnite dai loro store per le applicazioni.

Epic era pronta a questa eventualità e poco dopo fece causa a entrambe le società, ritenendo ingiusto il sistema delle commissioni che viene applicato in generale alle app che permettono di fare acquisti.

La causa contro Apple procedette con relativa velocità e nel 2021 una giudice stabilì che l’azienda produttrice degli iPhone non avesse un monopolio, perché l’esistenza di Fortnite non dipende solamente dall’App Store, ma dalle attività di un settore più grande legato ai videogiochi e alla transazioni online.

Decise inoltre che Epic aveva violato il contratto sottoscritto con Apple per accedere all’App Store e che dovesse quindi pagare dei danni.

Il processo di appello non cambiò più di tanto la sentenza e ora entrambe le aziende sono in attesa di un pronunciamento della Corte Suprema.

Le accuse mosse da Epic a Google sono simili a quelle rivolte ad Apple, anche se su Android le cose funzionano diversamente dagli iPhone: mentre su questi ultimi c’è solo un modo per scaricare le applicazioni, ovvero attraverso l’App Store, tecnicamente su Android è possibile utilizzare store diversi da Google Play.

In più occasioni, anche legate ad altre cause antitrust, Google ha sostenuto che questa diversità renda molto più aperto e lontano da logiche monopolistiche il proprio sistema operativo rispetto a quello di Apple, perché teoricamente si possono scaricare a acquistare applicazioni senza usare Google Play.

Epic sostiene invece che Google renda praticamente impossibile a chi sviluppa applicazioni di fare a meno di Google Play, sia per quanto riguarda la possibilità di accedere a servizi offerti da Google per far funzionare le proprie app sia per la gestione dei pagamenti per gli extra da acquistare al loro interno.

L’opinione condivisa era che Epic partisse svantaggiata anche a causa di come sono andate le cose finora con Apple.

C’è però una differenza non di poco conto: nel processo contro Apple la decisione spettava a un giudice, mentre nel processo contro Google le parti si dovranno confrontare davanti a una giuria che dovrà poi esprimere il proprio verdetto.

Ciò introduce qualche elemento di incertezza in più, considerato che in casi sulla libera concorrenza le giurie sono spesso inclini a schierarsi con la parte più debole.

Per vincere la causa, Epic ha dovuto dimostrare che Google ha un monopolio sia sulla distribuzione delle app su Android sia sulla gestione dei pagamenti al loro interno e che questo impedisce a chi produce le applicazioni di avere alternative.

Google ha risposto probabilmente a queste accuse ricordando che la concorrenza è soprattutto con Apple, visto che le persone sono libere di non acquistare uno smartphone Android e possono invece acquistare un iPhone, se ritengono che le regole applicate da Google non siano eque.

Infine, lunedì 11 dicembre la giuria che ha valutato il caso, composta da nove persone, ha dato ragione a Epic Games su tutti gli 11 capi d’accusa al centro del processo.

All’inizio del prossimo anno il tribunale stabilirà quali misure Google debba adottare per conformare il proprio comportamento alle norme sulla concorrenza: quanto verrà deciso potrebbe creare un importante precedente anche per altre aziende.

Una buona notizia, dato che Epic negli ultimi giorni ha perso il sostegno di Match, la società che gestisce alcune delle app di incontri più famose come Tinder e OkCupid, che aveva accusato Google sempre per la gestione delle transazioni all’interno delle applicazioni.

Match ha risolto privatamente il contenzioso con Google e altrettanto hanno fatto i procuratori generali di 50 stati che avevano fatto causa alla società (i termini dell’accordo non sono stati ancora resi pubblici).

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