# Il Foro Italico si è acceso tra applausi, tensioni e un tema ambizioso
Il Foro Italico si è acceso, sabato sera, tra applausi scroscianti e sguardi tesi dietro le quinte. Canzonissima 2026, guidata da Milly Carlucci, ha scelto un tema ambizioso: “La canzone simbolo — la svolta”. L’idea era chiara, raccontare quei brani che hanno segnato una svolta nella carriera degli artisti, momenti di svolta veri e propri. Sul palco, nomi di peso si sono alternati, ma il ritmo incostante e una durata troppo dilatata hanno spezzato l’energia. Il pubblico di Rai 1, già combattuto tra la nostalgia e la concorrenza agguerrita di Amici di Maria De Filippi, ha faticato a lasciarsi coinvolgere fino in fondo.
La sfida delle canzoni simbolo: un tema che prometteva e poi si inceppava
Quest’anno a Canzonissima ogni concorrente doveva portare un pezzo “simbolo”, quello che ha segnato un passaggio decisivo nella propria storia artistica. L’intento era nobile: aggiungere spessore e raccontare qualcosa in più di ciascun artista. Ma più volte la serata si è impantanata in tempi troppo lunghi e commenti che non aiutavano. Il rischio è stato quello di spezzare l’intensità emotiva, lasciando le esibizioni – anche quando di qualità – un po’ soffocate nel mezzo di troppe parole.
Detto questo, gli artisti non hanno tradito le attese. Tra grandi classici e rivisitazioni di brani senza tempo, sono arrivati momenti di sincera emozione. Peccato che la miscela tra musica, racconti e ospiti abbia fatto perdere ritmo allo show. Il pubblico, messo alla prova da una maratona di oltre tre ore, ha mostrato chiaramente la fatica di restare incollato allo schermo, segno che la strategia produttiva non ha convinto del tutto.
Ospiti e ricordi di famiglia: quando la musica attraversa le generazioni
Uno dei momenti più toccanti è stato l’omaggio di Massimiliano Gallo, attore e cantante, che ha portato in scena “Mamma”, il pezzo che suo padre Nunzio Gallo fece diventare celebre nella prima Canzonissima del 1956. Un passaggio che ha unito passato e presente, regalando al pubblico un richiamo alla memoria familiare e a un classico che ancora oggi piace anche ai più giovani.
Sul fronte ospiti, Pif e Giusy Buscemi hanno catturato l’attenzione con la presentazione del loro film, offrendo una pausa cinematografica in una serata dominata dal canto. Quanto al meccanismo di voto – che coinvolge giuria, confronto tra artisti e pubblico social – la serata è stata vinta da Vittorio Grigolo con “Caruso”, brano simbolo di Lucio Dalla. Per lui, la vittoria significa un passaggio diretto alla finale, un premio che conferma il meccanismo scelto dalla produzione.
Elio e le Storie Tese: ironia tagliente in mezzo alla serietà
Forse l’intervento più fresco e incisivo della serata è stato quello di Elio e le Storie Tese. Con una clip ironica, hanno smontato la consueta retorica degli artisti, tutti impegnati a raccontare passaggi difficili della propria carriera. Elio, con una battuta pungente, ha chiesto: “Perché vince sempre Fabrizio Moro?” La risposta, tutta implicita, è che forse non c’è nulla da cambiare.
Poi la band ha suonato “La terra dei cachi”, un brano che ha quasi trent’anni ma che resta sorprendentemente attuale sul piano politico e sociale. Una performance che ha dimostrato come si possa fare musica di qualità senza prendersi troppo sul serio. È stata la nota più vera e spontanea in una serata spesso appesantita dalla nostalgia e dalla solennità.
Vittorio Grigolo, la vittoria e il paradosso del voto social
Il tenore Vittorio Grigolo si è aggiudicato la serata con una versione di “Caruso” carica di tecnica e sentimento. Sul palco ha mostrato la classe di un artista internazionale, ma proprio questa eccellenza ha messo in luce un paradosso: l’opera e il pop d’autore non sono la stessa cosa.
Grigolo è sembrato quasi un pesce fuor d’acqua rispetto agli altri concorrenti e all’atmosfera dello show. La vittoria, frutto soprattutto del voto social, sembra premiare più la forza del brano che l’insieme della performance. Un sistema che rischia di sbilanciare un format che dovrebbe invece valorizzare anche l’interpretazione scenica.
Fausto Leali: voce d’altri tempi e ironia d’esperienza
Fausto Leali ha regalato uno dei momenti più intensi con “A Chi”, uno dei suoi cavalli di battaglia. A quasi ottantadue anni, ha confermato una voce ancora potente, un vero patrimonio per la musica italiana. Più toccante dell’esibizione è stato il dialogo con Simona Izzo a fine performance: mentre lei analizzava il testo con la serietà di un seminario, lui ha risposto con una risata e una battuta autoironica: “Sì, diciamo che mi sono un po’ calmato ora”.
Quella spontaneità ha dato al pubblico un’immagine sincera di un artista consapevole, capace di mescolare profondità e leggerezza. La sua presenza ha dato spessore allo show, ricordandoci cosa può ancora offrire la musica italiana grazie a interpreti di lungo corso.
Elettra Lamborghini: voce in difficoltà ma show irresistibile
La performance di Elettra Lamborghini ha diviso il pubblico. Cantando “Musica ”, ha mostrato evidenti problemi vocali, con fiato corto e qualche nota fuori posto. Ma l’artista ha saputo trasformare questi limiti in un tratto distintivo del suo spettacolo. Il vero momento di spettacolo è arrivato con una sessione improvvisata di twerking che ha coinvolto anche le conduttrici Francesca Fialdini, Caterina Balivo e Simona Izzo.
Questa parentesi ha catturato l’attenzione e ha dimostrato come Canzonissima non sia solo musica, ma un evento pensato anche per creare momenti virali. Elettra riesce a trascinare lo show oltre il semplice canto, inserendo elementi di puro intrattenimento pop. Tuttavia, resta il segnale di una difficoltà generale a trovare un equilibrio tra qualità musicale e spettacolo.
Il tempo, il vero tallone d’Achille
La terza puntata ha confermato un problema ormai noto: la durata eccessiva penalizza anche le esibizioni migliori. Lo show fatica a mantenere un filo narrativo chiaro per tutta la serata. Le performance – da Fausto Leali all’ultimo ospite – si susseguono senza un ordine preciso, costringendo chi guarda a lunghe pause e cali di attenzione.
Superare le tre ore, spesso andando oltre la mezzanotte, spegne l’entusiasmo e rende lo spettacolo più un riempitivo che un racconto avvincente. Si ha la sensazione che il format sia pensato più per occupare uno spazio in palinsesto che per costruire un percorso capace di tenere alta la tensione dall’inizio alla fine. E così, le canzoni – cuore pulsante della serata – restano spesso schiacciate da troppi passaggi inutili, vanificando anche il valore degli artisti in gara.
Pagelle della serata: luci e ombre nella terza puntata
Le pagelle delle esibizioni raccontano di una serata a due facce. Elio e le Storie Tese meritano un 9 per la freschezza e l’ironia che hanno portato, smontando con intelligenza il cliché del cantautore tormentato. Fausto Leali prende un 8 per la voce ancora solida e l’interazione che ha acceso lo show.
Irene Grandi conquista un 7,5 grazie all’energia e alla presenza, nonostante qualche sbavatura nell’arrangiamento. Enrico Ruggeri si ferma a 7 con “Mistero”, portando una ventata rock ben riuscita. Arisa e Malika Ayane ottengono un 7, mostrando buon mestiere ma senza brillare del tutto.
Tra le note meno positive, Vittorio Grigolo prende un 5,5 per un’esecuzione impeccabile ma fredda, distante dal pubblico. Leo Gassmann e Jalisse si fermano a 5,5 e 5 per scelte meno efficaci e poca presa sul pubblico. Elettra Lamborghini, nonostante il suo show, resta al 5 per la fatica evidente in voce.
Una serata di contrasti netti, tra momenti di vera luce e altri di stanca, che lascia il segno sulla necessità di una maggiore coesione in futuro.
