“Non aspettatevi sconti solo perché i giochi sono digitali.” Gordon Thornton, ex dirigente di PlayStation, rompe un mito radicato tra i videogiocatori. Il passaggio dal disco al digitale non è sinonimo di risparmio, anzi: togliere il supporto fisico non taglia i costi come molti immaginano. Dietro la distribuzione online c’è un meccanismo più complesso, dove la convenienza per l’utente si scontra con la necessità dell’industria di mantenere i guadagni. La comodità di scaricare un gioco in pochi clic non va a scapito del portafoglio, almeno per ora.
Digitale non vuol dire gioco più economico
Negli ultimi anni la vendita di copie fisiche è diminuita, mentre download e abbonamenti sono esplosi. Molti pensano che meno costi di produzione e distribuzione si traducano in prezzi più bassi per chi compra. Ma secondo Thornton non è così semplice. I costi cambiano, certo, ma non spariscono.
Dietro il digitale ci sono spese importanti: server da mantenere, piattaforme da gestire, campagne pubblicitarie da finanziare. E poi ci sono tutti quei meccanismi di vendita che permettono di tenere i prezzi alti, come i pass stagionali, i contenuti extra a pagamento e le offerte a tempo limitato. Insomma, la sparizione del disco non vuol dire automaticamente meno spesa per il consumatore.
La voce di chi ha vissuto PlayStation dall’interno
Gordon Thornton conosce bene queste dinamiche, avendo lavorato a lungo in PlayStation, uno dei colossi del settore. La sua esperienza smentisce chi pensa che il digitale sia la panacea per prezzi più bassi. Anzi, secondo lui, si tratta di un sistema che ha creato nuove strade per monetizzare e tenere sotto controllo il mercato.
I costi per sviluppare un gioco restano altissimi, sia per la tecnologia che per la creatività necessaria. Distribuire via internet elimina qualche spesa materiale, ma non riduce le risorse necessarie a produrre un titolo di successo. Di conseguenza, i prezzi rimangono più o meno gli stessi di quelli delle versioni fisiche, senza grandi sconti.
Cosa cambia per i giocatori nel 2024
Oggi il digitale ha superato le vendite tradizionali, soprattutto tra i più giovani e chi usa spesso la tecnologia. Il vantaggio è avere a portata di clic un catalogo enorme, senza dover uscire di casa. Però il prezzo medio di un videogioco non è sceso rispetto a qualche anno fa. Questo spiega perché le aziende puntano su abbonamenti mensili o annuali che permettono di giocare a più titoli senza comprarli uno per uno.
Il digitale, quindi, ha cambiato il modello di business ma non ha fatto calare i costi per chi compra. I grandi editori e le piattaforme più forti hanno tratto beneficio da questa trasformazione, mantenendo i guadagni stabili. Per i giocatori, resta la stessa spesa per i titoli principali, con spesso contenuti extra venduti a parte.
Guardando al passato con i dischi e i negozi tradizionali, si capisce bene che il digitale ha portato più comodità, ma non un vero risparmio. Il futuro dei videogiochi in digitale rimane aperto e, con esso, le sfide su prezzi e modalità d’acquisto che riguardano milioni di appassionati.
