Nel cuore di Roma, tra i vicoli che respirano storie antiche, Paola Cortellesi ha fatto rivivere un’epoca quasi dimenticata: la Capitale degli anni ’40, quella del secondo dopoguerra. “C’è ancora domani”, il suo debutto da regista, non è solo un film in bianco e nero. È una mappa emotiva di quartieri pulsanti, dai cortili di Testaccio ai palazzi eleganti dei Parioli, passando per le atmosfere autentiche di Monti, Trastevere e Cinecittà. Dietro la calma apparente delle strade, si scorge una città ricostruita con cura, pezzo dopo pezzo, fino a diventare protagonista indiscussa della narrazione.
Testaccio, cuore popolare e location autentica
Nel film, Testaccio è il quartiere dove batte il cuore della storia di Delia, il personaggio di Paola Cortellesi. Il cortile di un vero palazzo, in via Giovanni Battista Bodoni 98, all’angolo con via Torricelli, è il teatro naturale di litigi, confronti e tenerezze familiari. Chi oggi passa da quelle parti riconosce subito quei muri, che sembrano sospesi nel tempo, custodendo un’atmosfera semplice e quotidiana.
Ma non finisce qui. A pochi passi, piazza Testaccio si trasforma nel mercato con bancarelle di frutta e verdura, luogo di scena per Marisa, l’amica di Delia interpretata da Emanuela Fanelli. Ogni dettaglio, dai colori un po’ sbiaditi ai banchi di legno, racconta la vita dura e laboriosa di una Roma che cerca di rialzarsi dopo la guerra.
Altri luoghi chiave sono via Flavio Gioia, dove si trova il posto di blocco americano, punto d’incontro con William; via di Monte Testaccio, con l’officina di Nino; e via Antonio Cecchi, scenario delle donne in fila per il cibo. Sono location concrete, cariche di storia, che danno spessore e credibilità alla vicenda.
Gli interni ricostruiti a Cinecittà: un omaggio al cinema italiano
Se i cortili sono quelli veri, gli interni di casa Delia sono invece un capolavoro di scenografia. Nei grandi studi di Cinecittà, Paola Comencini ha ricostruito ambienti angusti, con soffitti bassi e spazi stretti, pieni di oggetti di uso quotidiano. Le stanze diventano un piccolo mondo a sé, realizzato con cura per far sentire lo spettatore dentro la casa, senza stacchi evidenti tra interno ed esterno.
Dietro questa scelta c’è un omaggio chiaro al cinema italiano del dopoguerra, in particolare all’abitazione di Anna Magnani in “Bellissima” di Luchino Visconti . Non si tratta solo di estetica: il bianco e nero, l’atmosfera popolare, le persone strette negli spazi ristretti richiamano un’epoca e uno stile ben precisi. Cortellesi non copia, ma rilegge quel patrimonio per raccontare una storia nuova, mantenendo però un legame forte con le radici del cinema italiano.
Una Roma fatta di quartieri lontani ma uniti
La magia del film sta anche nel mettere insieme quartieri distanti, creando una Roma compatta e verosimile. Un esempio su tutti: il vicolo dove Delia e Marisa fumano una sigaretta sembra attaccato al mercato di Testaccio, ma in realtà è a Monti, in via degli Ibernesi. Questa compressione delle distanze funziona sullo schermo, costruendo un mondo coerente e avvolgente.
A Monti, in via della Madonna dei Monti, sono stati girati gli esterni del palazzo della famiglia benestante; gli interni, invece, appartengono a un edificio diverso, in via Cola di Rienzo, nel quartiere Prati. Completano il mosaico la merceria di via Locchi 4, nei Parioli, e il negozio di ombrelli a Torpignattara.
Anche Trastevere ha il suo spazio, con i flashback che raccontano la storia tra Delia e Ivano, e la chiesa di Santa Maria in Cappella scelta per la scena del matrimonio. La scuola, infine, è stata ricostruita nell’ex ospedale Carlo Forlanini a Monteverde. Questa stratificazione di luoghi rende la Roma sullo schermo viva e credibile, pur essendo frutto di un’attenta costruzione.
Il film che ha riportato Testaccio sotto i riflettori
Dall’uscita del film, “C’è ancora domani” ha cambiato il rapporto con la città. Testaccio, in particolare, è diventato meta per chi vuole rivivere quei luoghi. Passeggiatori e visitatori si fermano nelle strade riconoscibili, chiedono ai residenti conferme sull’autenticità degli ambienti, fotografano il cortile di via Bodoni e attraversano la piazza del mercato. Una Roma forse dimenticata, ma tornata a vivere.
Non è un turismo di massa, ma una curiosità genuina che unisce spettatori e cittadini, attratti dalla forza delle immagini e del racconto. Il successo al botteghino parla chiaro: quasi 37 milioni di euro incassati in Italia, uno dei film più visti del 2023. Un risultato che rafforza il legame tra la pellicola e la città, trasformando la Roma in bianco e nero in una protagonista vera, un personaggio a tutto tondo.
Il merito di Cortellesi e del suo team sta nell’intrecciare realtà e finzione, città vera e immaginata. La Roma popolare raccontata non è un luogo fermo nel tempo, ma una creazione cinematografica che fonde quartieri e atmosfere diverse in un racconto unico. Quella che vediamo sullo schermo non esiste nella realtà, ma funziona alla perfezione.
